Tutti i bimbi sono a casa e con loro anche le mamme e i papà, che in questi giorni mi stanno chiedendo cosa poter dire ai bambini rispetto a questa situazione d’emergenza che stiamo vivendo. Se le prime settimane sono passate inosservate agli occhi di alcuni di questi bambini, per l’euforia del vivere la vita quotidiana con mamma e papà, le 1000 idee per fare i nuovi giochi e condividere nuove cose, oltre che per non andare a scuola, adesso i giorni iniziano a pesare e molti bambini iniziano a fare domande.
Ho riflettuto molto su quale fosse la risposta più giusta e da subito mi sono soffermata su un concetto fondamentale: la verità prima di tutto, i bambini fiutano la menzogna e la portano con sé, cercano informazioni, cercano di capire e di conoscere la verità, per cui mentire su quanto sta accadendo può essere più rischioso di non dire nulla, inoltre, rischiamo di diventare genitori inaffidabili. Tenere completamente all’oscuro i bambini può portare a una conseguenza fondamentale, lasciarli in preda a domande e a fantasmi, potrebbero chiedersi se è loro la colpa di questo isolamento e dunque auto-riferirsi l’impossibilità di andare a scuola, di vedere i compagni, di incontrarsi con i nonni, dunque sentirsi bambini cattivi, mancanti o rifiutati.
Potrebbero sentire che qualcosa non va e non sapendo il perché farsi delle idee del tutto erronee pur di darsi una spiegazione. Esattamente come un lutto o un trauma, il silenzio non è mai la soluzione, dare un senso della realtà è il compito fondamentale dei genitori che in questo momento hanno il dovere di spiegare ciò che sta succedendo ma dosando le parole ed evitando di spaventarli.
È necessario dunque dare un’idea di quello che la realtà è in questo momento pur rendendolo digeribile a livello psichico. La digeribilità di questi contenuti, molto ingombranti e angoscianti con cui questo virus ci sta confrontando, dipende fondamentalmente da un fattore, l’età e dalla sensibilità di ogni bambino.
Indubbiamente ai bambini più piccoli non possiamo dire la verità assoluta, non hanno gli strumenti in questo momento per comprendere e capire ma soprattutto autoregolare la propria emotività e rischiamo di farli entrare in uno stato di panico e di agitazione che non sanno supportare. Ciò che sarebbe auspicabile evitare nei più piccoli è sicuramente l’idea della morte, che molte persone stanno morendo in questo momento.
Dunque anziché dirgli che c’è un virus che sta spiegando il mondo intero, potremmo dire ad esempio che siamo tutti a casa perché gira una brutta influenza che fa ammalare molti bambini per cui tutti i bambini sono a casa e non solo lui/lei, che vedrà presto i suoi amici, le sue maestre, che tornerà presto a scuola ma che per il momento deve stare a casa e fare tanti giochi. Molto utile in questo momento è far sbizzarrire la creatività dei bambini e per i bambini che già scrivono è molto utile fargli raccontare con carta e penna cosa stanno facendo in questi giorni, farli parlare ed esprimere, cercare di capire se qualcosa non è chiara, se hanno qualche idea che i genitori non sono riusciti a percepire e raddrizzare il tiro. Dalla fine delle scuole elementari possiamo iniziare a dire una verità più morbida per i più piccoli e più realistica per i più grandi.
Se è vero che non esiste un testo che insegni a essere bravi genitori, ancora di più non esiste una giusta regola su come fare i bravi genitori durante una pandemia, sicuramente però l’aspetto essenziale, riguarda voi, come voi state approcciando a questo stato di emergenza. Più che le parole, i bambini fiutano le emozioni, le sensazioni, dunque state attenti, se noi adulti abbiamo bisogno di speranza lo hanno ancora di più i nostri bambini.


