Buonasera Dottoressa, le scrivo stasera perché proprio questa mattina mi sono risentita male, ero al marcato a fare la spesa e ho iniziato a non sentire bene, avevo un grosso peso sul petto, come una pietra, mi mancava l’aria e mi sono accasciata, ho pianto e dopo aver bevuto acqua e zucchero ed essermi tranquillizzata sono piano piano ripartita, ma inizia a succedere troppo spesso e non posso vivere in questo modo …

Erika

Cara Erika,

come prima cosa mi sento di dirti che i tuoi potrebbero non essere attacchi di panico, ma forti stati di ansia, attacchi di ansia acuti, questo non sminuisce la preoccupazione o l’invalidità che questi stati possano creare, ma colloca la situazione a un livello differente, meno grave. Ovviamente non sono queste poche parole a metterci nella condizione di capire chiaramente la differenza, avremmo bisogno di maggiori informazioni, ma il fatto che tu riesca a riprenderti, anche dopo uno sfogo che trova la sua via preferenziale nel pianto, mi fa propendere per attacchi di ansia. Comunque, al di là della dicitura, di cui poco ci importa, la vita può diventare molto difficile se appena ci scopriamo e usciamo fuori dalla nostra realtà di casa protetta, il mondo fuori può essere pericoloso, un mondo in cui possiamo sentirci attaccati, scoperti, non al sicuro. Essere madre poi, in questi casi rende tutto un po’ più difficile poiché alla preoccupazione personale circa il tuo stato, si aggiunge la preoccupazione per il tuo bambino; per quanto riguarda questo aspetto, mi sento di dirti che è una sana preoccupazione la tua, è un’ansia materna propedeutica alla sana crescita del tuo bambino, ma la tua affermazione “non voglio dargli il peso di una mamma troppo fragile” la dice lunga sul tuo bisogno di apparire forte agli occhi degli altri, soprattutto di un figlio. In parte anche questo è normale, l’istinto materno di proteggere i cuccioli dalle avversità pratiche ed emotive è uno dei più antichi istinti degli essere umani, soprattutto di noi mammiferi, c’è però un risvolto della medaglia, il tuo bambino ha anche il bisogno di vedere una mamma serena, soprattutto di SENTIRE una mamma che cammina nel mondo consapevole delle sue paure, delle sue fragilità, spesso dietro una super-mamma c’è un mondo di difficoltà e disagio, secondo il mio punto di vista, la sincerità e la verità nel rapporto con i figli è fondamentale. Per questo, qualora (ma non è scontato che accada) il tuo bambino dovesse capire, o vedere situazioni in cui non sei la mamma forte di sempre, parlagli, digli la verità, dimostragli che puoi essere anche fragile, che anche i grandi possono essere a volte in difficoltà, gli consentirai così di conoscere dai tuoi occhi quello che succede, evitandogli la creazione di fantasie e di mostri interni che non può spiegarsi.

Per tutto il resto Erika, il tuo è un terreno delicato da attraversare, il fatto che sia stata tu a trovare questo link tra il ricovero in ospedale di tuo figlio e il lutto di tuo fratello, mi fa pensare che sei molto più consapevole di quello che tu stessa possa credere. Purtroppo, la Psiche non tralascia nulla, viene in nostro soccorso in momenti dolorosi della nostra vita mettendo in atto potenti meccanismi protettivi che ci consentano di sopportare, di non percepire nelle nostre aree più sensibili un dolore che potrebbe essere distruttivo. Si, la mente è nostra amica, ma come ogni buona madre, sa che non può proteggere per sempre l’anima dalla sofferenza, esattamente come una madre non può proteggere per sempre il proprio figlio poiché a rischio sarebbe la sua libertà, la sua individualità.

Allo stesso modo opera la psiche, l’inconscio ci protegge per un po’, prova a nascondere quello che ci fa più male, ma non può avere la forza di farlo per sempre, così, nei più diversi modi, attraverso un ricordo, una paura, attraverso il corpo che cede, attraverso i sogni, ci ricorda che abbiamo un conto in sospeso con la realtà, con quel dolore che abbiamo messo via, ma che pulsa per venire fuori.

Penso che sia esattamente questo che stia facendo la tua Psiche, ti ferma, ti sta ricordando attraverso il corpo che deve accasciarsi, che si blocca, che c’è un peso, “una pietra” a cui non è stata data una voce, ma che pretende di avere una voce. Un peso (termine che ripeti più volte nel tuo messaggio) così grande è un peso difficile da portarsi dietro è un peso che può schiacciare, come ti senti tu quando ti accasci e avverti il petto schiacciato da una grossa pietra, quella pietra è il dolore Erika, un dolore che una situazione di stress probabilmente simile a quella vissuta con tuo fratello ha portato alla luce, forse l’angoscia per tuo figlio ha scatenato la fantasia di perderlo, esattamente come è accaduto con tuo fratello

Vorrei poterti dire quanto durerà, se questo dolore si fermerà e non chiederà il conto, ma questo lo dirà il tempo, un tempo che però nel frattempo può renderti difficile camminare passo dopo passo nelle tue giornate, per questo, posso solo consigliarti di cedere, di lasciare piano piano, a piccoli passi questo tappo che tiene tutto chiuso, di farlo per mano con qualcuno che possa illuminare lentamente il sentiero.

Molla le redini, liberati da questo bisogno di controllo e vivi le emozioni per quelle che sono, seppur dolorose Erika, le emozioni vanno vissute per quello che sono, anche se fanno male. Perdi il controllo ma acquisti padronanza di te stessa, conoscerai quello che c’è dietro e saprai capire nel corso della tua vita quando sarà giusto fermarsi, per non dover più chiudere il dolore in una stanza.

Forza!!!!!!