DISAGIO SCOLASTICO
La scuola per alcuni bambini e ragazzi può diventare un incubo
La scuola per alcuni bambini e ragazzi può diventare un incubo
Molto spesso mi trovo a rispondere alla richiesta di aiuto di genitori disperati per il pessimo rapporto che il loro figlio ha con la scuola. La scuola per alcuni bambini e ragazzi può diventare un incubo, un incubo che si ripercuote sul sonno, sull’alimentazione e sui processi di socializzazione fondamentale per il corretto sviluppo individuale.
Le cause di questo “disadattamento scolastico” possono essere moltissime, tra cui insegnanti troppo esigenti, genitori poco presenti o con eccessive aspettative rispetto allo studio e al rendimento scolastico, incidenti avvenuti durante fenomeni di bullismo o semplici di!coltà a inserirsi nel gruppo classe. Qualsiasi siano le cause però, se la scuola diventa il pensiero costante e invadente nella mente del bambino, se arrivano i mal di pancia, mal di testa, nausea e diarrea o continue febbri ottenute dal termometro sul termosifone, c’è un problema e come tutti i problemi, soprattutto in età infantile, bisogna metterci mano prima possibile. Per capire realmente l’importanza dell’intervento precoce sul bambino o il ragazzo che soffre il contesto scolastico, dobbiamo conoscere due aspetti fondamentali, il primo è cosa rappresenta la scuola nella crescita e nella mente di un bambino e il secondo è dato da tutti quei cambiamenti che rientrano nei compiti di sviluppo di quella specifica età.

Molto spesso abbiamo sentito dire dai nostri Professori “la scuola è una palestra di vita”, questa affermazione forse non ci interessava o semplicemente non ci credevamo e invece è proprio così. È nelle aule, nei corridoi, nel cortile e dello studio della Preside che si cresce e si vive in parte quello che sarà la vita da adulti. La scuola è un contenitore, un assaggio, un preludio di quello che sarà, di quello che si dovrà affrontare, è infatti, nel rapporto con i Professori e la dirigente che si struttura il rapporto con l’autorità, nelle regole imposte come arrivare puntuali, fare i compiti, stare seduti composti, non disturbare in classe che iniziano le prime responsabilità, il senso del dovere, quello che è giusto e non è giusto fare, niente di meno che il proseguimento di ciò che nei primi anni vi vita i genitori ci hanno insegnato. La scuola ti conduce quindi lentamente in quel processo che ti porta dall’essere bambino ad essere adulto, al “farti persona”, in cui non è solo importante studiare e quindi acquisire conoscere e sviluppare abilità, ma anche divenire, cioè cambiare, mutare sempre e poi ristabilirsi, organizzarsi, dunque essere, cosa che spesso ci capiterà nella vita. Impariamo a nostre spese tra i banchi di scuola il peso del fallimento, il peso di non essere stati all’altezza del compito, prendere un brutto voto, non essere andati a scuola per la paura di un compito in classe, dover dire alla famiglia che i Professori li hanno convocati, ma anche la soddisfazione, il senso di pienezza che ci dà l’essere stati preparati, e!caci, all’altezza. Impariamo anche a modulare la rabbia, impariamo a capire quando è giusto e quando non è giusto rispondere, farsi valere, dire che non è giusto, che lo stesso trattamento riservato al mio compagno lo merito anche io, anche questo ci rende adulti, la saggezza di saper
corrispondere ai nostri doveri ma anche ai nostri diritti.
Parlo spesso del divenire e dell’essere, lo faccio perché dalla mia esperienza personale e da quella sul campo, oltre che su base nozionistica, nulla è più complesso del lento passaggio tra essere bambini ed essere adulti, di quello che Jung chiamava come “Processo di individuazione”, che ci consente di realizzarci e di essere al mondo nella nostra totale unicità, pur essendo consapevoli e strutturati anche dai vestiti che la vita, la famiglia, la società o la religione ci ha cucino addosso, i condizionamenti.

Affinché tale processo possa giungere alla sua realizzazione due grandi colossi dello sviluppo devono adoperarsi nella lenta e ra!nata arte di indirizzare e lasciare andare. Mi riferisco a genitori e insegnanti, esempi di vita, motivi di ispirazione (nelle migliori delle ipotesi) il cui compito si fonda sulla capacità di consentire il processo di crescita, aggiungendo apprendimenti sulla base degli apprendimenti precedenti e nel rispetto nella tempistica e della modalità del giovane, come affermava Vigotsk" con il termine “Zona di sviluppo prossimale”, mostrargli la vita e le sue infinite possibilità, lasciarli scegliere, fornirgli gli strumenti per portare avanti quella scelta e poi lasciarli andare, lasciarli crescere e realizzarsi.