Ciao, sono Silvia, una mamma di un bimbo di quasi 2 anni che ancora non vuole dormire. Ho avuto un parto difficile e fin da subito sono rimasta quasi sempre sola… Le notti con il bimbo mi sembrano infinite e vivo l’avvicinarsi dell’ora della nanna con un’ansia sempre maggiore. Mi sono chiesta molte volte se ci fosse una relazione tra le mie emozioni e il fatto che il bimbo non dorma, quale sia la causa e quale l’effetto (il bimbo non dorme per la mia ansia oppure la mia ansia è dovuta al bimbo che non dorme?)
Cara Silvia,
se la ricerca ha appena fatto qualche passo per scoprire la relazione tra ansia materna e sviluppo infantile, ancor meno possiamo dire quando parliamo della relazione tra ansia da separazione materna e disturbi del sonno.
L’ansia da separazione è un processo funzionale che coinvolge non solo il bambino che attraverso questa, ricerca la prossimità, ma anche la madre, che quando è separata dal suo piccolo avverte quello stato angoscioso che la porta ad avvicinarsi, a controllarlo e ad osservare che stia bene. Questo stato angoscioso della madre, si distacca dal mondo circostante per dedicarsi interamente al suo bambino e sviluppa quella giusta apprensione che gli consente di comprendere gli stati del suo bambino.
La preoccupazione quindi si esplica attraverso il distacco, gli spostamenti, l’alimentazione e come vedremo anche nel sonno.
Nella ricerca che ha indagato l’ansia da separazione materna in relazione al sonno dei bambini nei primi dieci anni di età, 52 mamme e i loro figli sono stati sottoposti a monitoraggi e questionari. I risultati di questa ricerca convergono con l’iniziale ipotesi dell’autore, infatti, i bambini con madri in cui sono stati riscontrati alti livelli di ansia, sembrano avere un maggior numero di risvegli notturni, al contrario dei bambini le cui madri detengano avere bassi livelli di ansia da separazione. Quindi, lo stato emotivo materno sembra influire sul sonno del bambino, non solo in termini di risvegli notturni, ma anche di frammentazione del sonno, lo stato dello stress materno della separazione è riscontrato anche nel bambino in vari momenti, nelle routine di addormentamento, nel momento in cui viene messo a letto e nei risvegli notturni.
In un’ottica multidimensionale inoltre, emerge come, subentri un ciclo, in cui più il bambino ha difficoltà a dormire o ad addormentarsi, più crescono gli stati ansiosi della madre e più accade questo, più il bambino è agitato e dorme con difficoltà. Dunque il benessere della madre potrebbe generare i differenti modi di addormentarsi, poiché la relazione tra madre e figlio è un potente regolatore del sonno.
Inoltre, il sonno, comporta la separazione da persone, oggetti e attività, quindi ogni notte può essere considerata una separazione, poiché viene richiesto al bambino di separarsi dal genitore e dagli eventi del giorno, al contrario, stare svegli comporta un’opportunità di riunione.
Secondo la teoria dell’attaccamento infatti, il suddetto sistema, di notte, rimane comunque attivo ed è particolarmente attivato dalla solitudine, per cui, pur di mantenere la prossimità, il bambino manda dei segnali nel tentativo di riportare con sé il caregiver, in questo modo, quindi, quando il genitore torna a consolarlo, il sistema ansia si disattiva e il bambino può dormire con tranquillità.
A peggiorare questo senso di separazione inoltre, sono il buio e la solitudine che possono indurre ancora più ansia, frustrazione e portare il bambino a disperarsi nel tentativo di ristabilire la vicinanza.
Infatti, anche nel genitore il sistema dell’attaccamento è attivo; il genitore sente a sua volta di dover mantenere la prossimità con il suo piccolo e quando questa manca, come nel momento del sonno, il genitore può sentire di non proteggerlo, questo ci indica come lo stress della separazione non sia solo nel bambino, ma anche nel genitore.
Questa sgradevole sensazione investe la madre soprattutto quando deve lasciare il suo bambino e si esprime in senso di colpa, preoccupazione e tristezza mossa dalla consapevolezza che il bambino proverà angoscia nel distacco e porta con sé l’angoscia e la paura di non curarlo bene, di non essere una brava madre.
Nella ricerca di Scher (2007), è evidente la relazione tra l’ansia materna e le reazioni del bambino, nelle video registrazioni si osserva, infatti, come siano più frequenti episodi di pianto nel momento dell’addormentamento in madri con alti punteggi di ansia da separazione. Inoltre, un dato importante deriva dall’età, infatti, l’ansia da separazione della madre cresce con il crescere del bambino, durante i primi tre mesi di età, l’ansia da separazione non sembra essere in alcun modo connessa al sonno, ma lo è a 9 mesi e a 12 mesi è facilmente riscontrabile in laboratorio ed è associata ad un numero più alto di risvegli notturni, è proprio l’ultima parte del primo anno di età del bambino, il momento più critico per il sonno.
Per tali ragioni, risulta fondamentale il contributo del supporto psicologico alla madre, pensare a un percorso che possa supportare la madre dai primi momenti della gravidanza ai primi anni della vita del bambino.

