Buongiorno, sono Filippo, ho 36 anni e sono il papà di un bambino di 1 anno e 8 mesi, le scrivo perché amo tantissimo mio figlio, lo abbiamo voluto tantissimo con la mia compagna, è un bambino buono, arguto e simpatico, sono felice di essere suo padre, mi riempie davvero di tanta gioia e soddisfazione, però a volte mi viene in mente quando eravamo soli noi due, senza tutti questi pensieri, mi manca il tempo e le attenzioni di prima. Questo mi fa sentire un pessimo padre, i colleghi di lavoro mi dicono che è normale che passerà, che essere padre è così, dover rinunciare. Io però non so se sono pronto a rinunciare a quello che avevo prima, è un vortice di pensieri che mi spaventa, non li lascerei mai, ma penso che mi sono buttato, che non avevo riflettuto abbastanza su quanto la mia vita sarebbe stata sconvolta dall’arrivo del bambino. Secondo lei potrei cedere? Abbandonare tutto? Posso fermare questi pensieri?

Caro Papà,

la ringrazio per questo messaggio così sincero, purtroppo sono pochi i padri che riescono a mettere a nudo le proprie paure, che riescono a dichiarare le loro difficoltà. Non è la prima volta che mi imbatto nell’incertezza che comporta la nuova immagine di uomo alla nascita di un figlio, le nuove responsabilità dell’essere padre, infatti è proprio mentre mi stavo laureando che un grande Professore di Psicologia Clinica, il Professor Caretti dell’Università Lumsa di Roma studiava la Depressione Post Partum dei papà. È vero, può suonare strano, ma anche i padri possono vivere uno stato di malinconia, ansia e paura che non è frutto, come per le madri, dallo sconvolgimento ormonale che viene chiamato oggi come il fenomeno del Baby Blues ma rimane legato per quanto riguarda la paternità all’assunzione di una nuova identità a cui non sempre i padri sono pronti a dare forma.

Anche le donne vivono fortemente la necessità di una riformulazione dell’immagine di Sé, ma in questa nuova epoca ricca di informazioni e nuove possibilità le madri sono più pronte e predisposte alla conoscenza dei processi a cui vanno incontro, dalla letteratura, agli incontri gratuiti in ospedale, ai corsi pre-parto, le donne si informano e iniziano già dai primi mesi di gravidanza a pensare, a rappresentare se stesse e il proprio bambino, a fantasticare su come sarà, vengono a conoscenza anche facilitate dai cambiamenti corporei, su come si modificherà il proprio corpo. Non che questo sia semplice per una donna, che in pochi mesi vede il proprio corpo cambiare, ma probabilmente quella sensazione che parte dal ventre e che genera delle modificazioni in tutto il corpo, prepara maggiormente le madri rispetto ai padri a quello che verrà, inoltre, le donne sono culturalmente portate alla condivisione con le altre donne di questo periodo, con la propria madre, con le zie, con le amiche già divenute madri. Negli stati uniti infatti si festeggia prima del parto non solo la nascita del bambino ma il suo arrivo, la tua attesa tra donne che riunite tra loro possono dare consigli alla futura madre e condividere la propria esperienza, fornire supporto su dubbi e incertezze.

Questo avviene difficilmente tra gli uomini, in pochi si preparano, in pochi riescono a prevedere che l’arrivo di un figlio non sia proprio una passeggiata e che non si tratta di essere solo un bravo padre moderno e riuscire a cambiare il pannolino, ma anche saper gestire di essere messo da parte, di stare in un angolo e osservare quella dinamica a due tra madre e bambino che seppur sana sconvolge gli equilibri della coppia.

Nel nostro immaginario infatti, la nascita di un figlio è vissuta solo con gioia, euforia, speranza, ma nella realtà può essere molto diverso. Difficilmente qualcuno chiede al padre come si sente, com’è stata l’attesa, cosa ha provato nei vari passaggi, se è stato difficile attendere e osservare da spettatore tutta la crescita pre-natale. Sono giuste tutte le sue affermazioni caro papà, questo sentimento di usurpazione, questo pensiero sulla vita precedente, il ricordo di quell’idillio a due che adesso è stato sostituito da incontri furtivi nel corridoio tra il pentolino del latte e la relazione che va consegnata per domani, tra le tante lavatrici e la suocera piazzata in casa per 10 giorni, spesso non si trova il tempo neanche per guardarsi negli occhi. Forse sarebbe giusto riconoscerlo, esattamente come sta facendo lei, dirsi che effettivamente è più dura del previsto e che non era stato considerato, che ci sono volte in cui, nonostante l’amore, scappa un “ma chi cavolo me l’ha fatto fare?”, perché dentro di noi esistono sempre forse ambivalenti che propendono per il bene o per il male, per ciò che è giusto o ciò che è sbagliato e questa alternanza è indubbiamente più percepibile in periodi di stress. Proprio per evitare che prevalga l’una o l’altra forza, la migliore cura è parlare, farle esprimere, dargli una voce, perché che siano bene o male, fanno comunque parte di noi ed è importante considerarle, considerare quello che abbiamo dentro. Io non credo che lei possa abbandonare la nave caro papà, credo però che debba lavorare su di sé e ammettere che non era pronto, senza colpevolizzarsi, ma cogliendo queste sensazioni per crescere, perché questo serve per essere padre, attraversare il passaggio tra l’essere figlio e curare un figlio, scegliendo il modello del proprio padre o spezzando la catena e generandone uno nuovo, forse come un padre lo avrebbe voluto.

Il mio consiglio è quello di parlare con la sua compagna, lo so che può essere difficile, che le donne con un bambino molto piccolo sono piene di impegni, stress e sensi di colpa e questo può limitare il dialogo, ma se è il caso, le mostri questo messaggio, le faccia vedere quello che ha scritto e le spieghi il perché, la tranquillizzi, la comprenda, ma cerchi anche di farle capire che è un momento difficile anche per lei. Può spaventare condividere le emozioni con chi al momento può essere distante, ma non le dimostrerà altro che una grande volontà di proteggere e curare la vostra famiglia. Infine, se è possibile, vada a fare una passeggiata con suo padre, con un nonno, con uno zio, con un amico di famiglia e gli chieda cosa è successo a lui, come lo ha affrontato.. vorrei che questo messaggio le faccia comprendere realmente il bisogno che ognuno di noi ha di condividere.

Un augurio a voi e al vostro bambino, forza e coraggio che i bambini crescono in fretta!!!!!